VISITE

Crediti

Ideazione e regia: Riccardo Pippa
Dramaturgia: Giulia Tollis
Di e con: Cecilia Campani, Giovanni Longhin, Andrea Panigatti, Sandro Pivotti, Maria Vittoria Scarlattei, Matteo Vitanza
Maschere e costumi: Ilaria Ariemme
Scenografia: Anna Maddalena Cingi
Disegno luci: Paolo Casati
Cura del suono: Luca De Marinis
Tecnico audio-luci: Alice Colla
Assistente alla regia: Daniele Cavone Felicioni

Scheda Spettacolo

Dopo “Sulla morte senza esagerare“, spettacolo di maschere, la giovane compagnia, guidata dal regista Riccardo Pippa, continua l’indagine su una forma teatrale che si affida al gesto, ai corpi con e senza maschere, a una parola-suono scarna e essenziale oltre le barriere linguistiche, alla potenza e all’espressività dei volti di cartapesta. Ispirato al mito di Filemone e Bauci di Ovidio, Visite indaga la metamorfosi come segno del tempo, sguardo sul mondo, vitale necessità e dinamica scenica e lo fa raccontando con un linguaggio originale, una storia semplice e comune, per cogliere, se possibile, il fondo mitico di una quotidianità a noi vicina.
Tutto accade in una camera da letto, luogo intimo, aperto e appartato che contiene il tempo che passa, le stagioni della vita, i gesti quotidiani che diventano rituali, le visite degli amici, dei ricordi, dei sogni e la visita come ultimo, possibile, atto di resistenza.


Con o senza maschere, i sei fantastici attori del Teatro dei Gordi diretto da Riccardo Pippa studiano la seduzione di gesti e sguardi, il corpo in corsa «contro» la parola sedentaria(viene in mente «Giganti della montagna» di Strehler).
Prima tutti si agitano nel fulgore speranzoso e ripetitivo della giovinezza, immersi in una globale sensualità collettiva, poi si raccolgono in capricci di caramelle accanto a devoti assistenti, sempre in camera, ormai mascherati da vecchi rugosi ma dentro mantenendo l’incoscienza della promessa eternità. Occhieggiano gli ospitali Filemone e Bauci, il cui mito è ispiratore ed è inutile dire quanto tutto ciò sia condiviso, specie con la magìa di un teatro «misto» dove i sentimenti sono al comando di una poetica che coglie nel quotidiano una porzione di eternità.
Magda Poli – Il Corriere della Sera

Non si registrano molte novità giovanili nel teatro milanese, ma una piacevole eccezione c’è e dunque va segnalata subito.
Visite racconta con humour di vita, morte, amore, seguendo un girotondo di coppie, dalla gioventù alla vecchiaia ma in modo poco ortodosso. Non si tratta della consueta, e spessopedante, drammaturgia contemporanea, ma di una raffinata macchina delle emozioni intorno a un letto, senza parole, solo col linguaggio del corpo dell’attore e della maschera, intrecciato alla musica, alle interazioni con gli altri, alla cura del dettaglio, che amplia lo spazio percettivo dello spettatore. Il pubblico è entusiasta. Una vera scoperta.
Anna Bandettini – La Repubblica

È uno spettacolo che scardina gli stereotipi sulle nuove generazioni, accusate di essere restìe al sapere, disinteressate a una visione complessa dell’esistenza e, soprattutto, vittimedella rivoluzione tecnologica con la sua banalizzazione del reale. Non dura poco, questo “balletto della vecchiaia”, cosache ci costringe a viverlo anche noi; pian piano, ci sentiamo meno minacciati e riusciamo a cogliere l’ironia, nelle azioniall’apparenza vuote degli anziani, e poi l’intensa dolcezza che sprigiona dalla loro condizione ammalorata; fino al finale, unpiccolo capolavoro che ovviamente non sveliamo.
Michele Weiss – Il Sole 24 ore